Isatis tinctoria L.

  • Nome comune: Guado, Pastello, Guasto comune
  • Famiglia: CRUCIFERAE
  • Tipo corologico: SW-Asiat.
  • forma biologica: H bienn
  • Periodo fioritura: Mag. - Lug.

Pianta erbacea bienne. Foglie basali in rosetta, picciolate, foglie cauline sessili, gradualmente più piccole, di colore verde glauco. Infiorescenza in racemi corimbosi, corolle gialle. Frutti: siliquette pendule, nere a maturità.

Reperti di tessuti di lino e canapa colorati di blu e risalenti al Neolitico documentano l’antico uso del Guado dal Mar Nero all’Europa, all’India, all’Africa del Nord.

Il guado è una pianta erbacee biennale, può raggiungere un’altezza compresa tra i 40 ed i 120 cm e fiorisce da maggio a luglio, producendo fiori gialli riuniti in densi racemi corimbosi (infiorescenze).

Glastum, vitrum o isatix sono i nomi con i quali la pianta veniva indicata dagli autori latini, tra i quali Plinio il Vecchio, ed il nome vitrum probabilmente fa riferimento al fatto che dal guado si può ottenere una colorazione azzurro chiara, simile a quella del vetro.

Plinio il Vecchio riporta che gli antichi Britanni, con l’intenzione di incutere terrore ai nemici, usavano questa pianta per dipingere i loro corpi; egli scriveva inoltre: “In talune cerimonie sacre le mogli e le nuore dei britanni avanzavano in processione nude, con tutto il corpo spalmato di un’erba simile alla piantaggine, detta glastum in Gallia e così, nel colore, sembravano etiopi”.

Conosciuta quindi, ed apprezzata come pianta medicinale (astringente) e tintoria già nell’antica Roma, Isatis tinctoria ebbe la sua massima diffusione in epoca tardo Medioevale e rinascimentale. Per secoli il Guado fu pressoché l’unica specie europea in grado di fornire le colorazioni che vanno dall’azzurro al blu, ed in alcuni periodi storici il pigmento ricavato dalla pianta acquisì un valore tale da essere considerato una sorta di “oro blu”.

Tra il quattrocento ed il seicento la coltivazione del Guado apportò una rilevante prosperità economica ai territori francesi compresi tra le città di Tolosa, Carcassonne ed Albi;  la pasta, ottenuta macinando le foglie del Guado in appositi mulini, era modellata manualmente in sfere, chiamate coques o cocagnes, da cui l’espressione pays de cocagne, ‘paese della cuccagna’ in italiano, sinonimo di luogo di straordinaria ed inusitata abbondanza.

La passata diffusa coltura del Guado può spiegare perché ancora oggi il blu pastello rappresenti il colore tipico della Provenza, così largamente diffuso, dagli infissi delle abitazioni ai tappeti, fino alla tela blu prodotta presso la città di Nîmes. Con tale tessuto erano confezionati i pantaloni indossati dai marinai genovesi, per questo motivo noto come blue de Genes, espressione che in inglese divenne blue jeans.

L’attività tintoria basata sul Guado assunse un ruolo essenziale anche per l’economia di molte regioni italiane, ed una voce importante delle esportazioni per l’estero. In Italia il Guado fu coltivato soprattutto in Umbria, nella zona di Nocera Umbra e di Gualdo Tadino, nota per la produzione delle caratteristiche tovaglie perugine tinte in blu.

Anche in Abruzzo era praticata la coltivazione del Guado, già nel periodo romano e nell’alto Medioevo; nella prima metà del XV secolo lo statuto della città di Teramo vietava di macerare il Guado all’interno delle mura cittadine, per motivi igienici connessi al fetore che l’operazione comportava, imponendone l’attività a non meno di ‘due tiri di balestra’ dall’abitato.

La sua coltivazione subì una forte contrazione nel settecento, con l’importazione dell’indaco indiano (ottenuto alla pianta Indigofera tinctoria L.) dalle colonie britanniche asiatiche, dall’Africa e dall’America. Durante le guerre napoleoniche il blocco continentale determinò una certa ripresa della coltura del Guado, ma in seguito essa declinò rapidamente, fino a scomparire, a causa della maggiore resa tintoria dell’indaco indiano concorrente.

Si riporta che nel Settecento il governo Sabaudo intervenne nel tentativo di salvare le coltivazioni locali di Guado per limitare i costi connessi all’acquisto dei prodotti necessari per tingere le divise militari.

La coltivazione di Isatis tinctoria è stata oggi ripresa e valorizzata, sia in Francia che in Italia, con ottimi risultati.

Attraverso processi di macerazione e fermentazione in acqua, si ottiene un bagno giallo verdastro; la soluzione, agitata ed ossidata, fa precipitare i fiocchi (indigotina) di colore blu. Diverse sono le ricette riportate per estrarne il colorante Indigotina, alcune usano i fiori, ma la maggior parte le foglie, ed in particolare quelle alla base dei fusti, disposte a rosetta al di sopra del suolo.
La colorazione, molto solida ed insolubile in acqua, ha un vasto campo d’applicazione principalmente in campo tessile per lana, seta, cotone, lino e yuta, ma anche per vernici, colori per uso pittorico, cosmetica

 

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