Ceratonia siliqua L.

  • Nome comune: Carrubo
  • Famiglia: Leguminosae
  • Provenienza: Originario delle regioni orientali del bacino mediterraneo e dell’Asia Minore; in Italia è diffuso soprattutto sulle coste delle regioni tirreniche, ioniche e del basso Adriatico fino a 500 metri di altitudine.
  • Tipo corologico: S-Medit.
  • forma biologica: P caesp/P scap
  • Periodo fioritura: Set. - Nov.

 DIMENSIONE E PORTAMENTO
Difficilmente il Carrubo supera l’altezza di 10 m; può avere forma arbustiva, ma è più frequente incontrarlo in quella arborea. Possiede una chioma tondeggiante molto sviluppata, fitta ed espansa.


TRONCO E CORTECCIA
Il tronco del Carrubo è massiccio, spesso sinuoso e tortuoso; generalmente le ramificazioni si originano vicino al piede o nel terzo inferiore. La corteccia è verde-brunastro e tende a solcarsi sempre più con l’età.


FOGLIE, GEMME E RAMETTI
Le foglie sono sempreverdi, composte, paripennate con 3-6 coppie di foglioline coriacee (2-3 x 5-6 cm), smarginate all’apice e brevemente peduncolate. Hanno inserzione alterna, mediante un picciolo lungo qualche cm, su rametti grigio chiaro. Il margine fogliare è intero con nervature penninervie. Il colore è verde intenso nella pagina superiore, in quella inferiore è bianco-verdastro con tendenza ad inscurirsi con l’avanzare delle stagioni.


STRUTTURE RIPRODUTTIVE
Sullo stesso esemplare vi sono sia fiori ermafroditi che unisessuali: sotto questo aspetto la pianta è da considerare monoica. I fiori sono di piccole dimensioni, di colore verde-giallastro, riuniti in brevi grappoli penduli all’ascella delle foglie; si formano sui rami con più di un anno e sul tronco. Il frutto è costituito da un legume di notevoli dimensioni, lungo fino a 20 cm e largo 3-4 cm, di colore bruno, schiacciato e leggermente incurvato. I semi sono commestibili ed impiegati per l’alimentazione umana; a questo scopo il Carrubo viene coltivato in alcuni areali mediterranei dell’Italia meridionale. Il primato produttivo spetta alla Sicilia, mentre le varietà di maggior pregio sono coltivate in Puglia. Il frutto intero ed i residui della sua lavorazione sono destinati all’impiego zootecnico.

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