Daucus carota L.

  • Nome comune: Carota selvatica
  • Famiglia: UMBELLIFERAE
  • Tipo corologico: Subcosmop.
  • forma biologica: H bienn
  • Periodo fioritura: Apr. - Ott.

Pianta, con fusto eretto, ispido, ramoso in alto; foglie basali lanceolate, le cauline sono alterne, tutte profondamente divise. Fiori bianchi in ombrelle. Frutto: achenio.

Pianta aromatica bienne o annua nota per la sua lunga radice a fittone di colore giallastro, carnosa e fusiforme. I fiori sono piccoli, con i petali bianchi, a volte rosa, e la parte centrale porpora-nerastra, riuniti in infiorescenze ad ‘ombrella’.

I carotenoidi sono pigmenti liposolubili che determinano il colore, con sfumature dal giallo al rosso, di molte varietà di fiori, frutti e foglie; essi devono il nome al carotene, una sostanza giallo-arancio trovata per la prima volta in Daucus carota. Altre specie tintorie da cui vengono estratti i caroteni sono lo zafferano (Crocus sativus L.), dal quale si estrae la crocetina, e la curcuma (Curcuma longa L.), che contiene invece curcumina. Questi coloranti, seppur diffusi in Europa fin dall’antichità, sono stati in realtà poco utilizzati nella tintura tessile in quanto poco stabili.

I principi tintori della carota selvatica sono sia flavonoidi che carotenoidi; essi si estraggono dalla parte aerea fiorita, tagliando i capolini in piccole parti, ponendoli a bollire 1 h ed infine filtrandoli. Per la tintura, che risulta di colore giallo, il materiale va posto a bagno a sobbollire per 1 h e, per rendere la tinta più duratura, è bene aggiungere allume di potassio e crema di tartaro.

La pianta, più che per le sue proprietà tintorie, è nota sin dall’antichità per le sue proprietà farmacologiche, e trova largo impiego nella cosmesi come emolliente e come abbronzate per l’alto contenuto in beta-carotene.

La carota selvatica era conosciuta sin dall'antichità, è raffigurata negli affreschi di Pompei, citata da Plinio il Vecchio, e nota per le sue proprietà cicatrizzanti, diuretiche e stimolatrici dell'apparato gastrico ai Romani, che invece non l’apprezzavano molto come cibo per la sua durezza. In Inghilterra, durante il regno di Giacomo I (1567-1625), tra le dame era di moda usarla per adornarsi i capelli.

Diverse sono le leggende che riguardano questa pianta: si riteneva che un fiore di carota, raccolto nelle notti di luna piena e fatto bollire nel vino, servisse a curare l'epilessia. Probabilmente a causa della sua forma, era considerata afrodisiaca ed atta a curare l'impotenza maschile.

Erba aromatica, diuretica, ad azione decongestionante sul tratto digerente, usata contro i calcoli e le cistiti.

Una antica leggenda vuole che i fiori di carota, raccolti durante le notti di luna piena, aiutino a curare l’epilessia.

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